La società è una struttura organizzata dagli uomini per portare ordine all’interno del mondo che li circonda. All’interno di essa esiste però anche il disordine, che si presenta sotto forma di conflitti, cambiamenti e devianze. È necessario infatti ricordare che all’interno di ogni società si verificano periodicamente dei mutamenti di vario tipo: la rivoluzione di classe, i cambiamenti di vecchie istituzioni e la nascita di nuove. Essendo la società una struttura che tende ad irrigidirsi, il mutamento sociale è un fatto difficile da accettare, nonostante sia una delle sue caratteristiche distintive, essendo essa votata al progresso. Non esiste infatti una società che sia assolutamente statica, ognuna di esse infatti è soggetta a diversi fattori di cambiamento: le variazioni demografiche, quali la crescita o la diminuzione della popolazione, alle quali sono correlati i fenomeni di migrazione o i mutamenti culturali, nelle conoscenze, nelle idee, nei valori di una certa cultura per concludere infine con il comportamento collettivo; Si parla di comportamento collettivo nel momento in cui un insieme di individui agisce e produce degli effetti sulla società senza affidarsi ad un sistema codificato di ruoli e posizioni, producendo un cambiamento.
giovedì 26 marzo 2020
ANTROPOLOGIA: la parola
Senza la presenza della scrittura le parole non hanno un’esistenza duratura: infatti rimangono semplicemente degli “eventi” e dopo essere state pronunciate svaniscono.
La diffusione della scrittura ha inciso fortemente sul modo di pensare degli esseri umani, specialmente per quanto riguarda le tecniche mnemoniche. Se infatti precedentemente alla scrittura, l’unico modo per ricordare lunghe sequenze argomentative era quello di pensare per moduli mnemonici ripetitivi, ottenendo effetto omeostatico (delle conoscenze del passato viene trasmesso solo ciò che interessa il presente), con conseguente cancellazione di ciò che è ritenuto inutile dal punto di vista pratico, con la scrittura vi è stato una sorta di “Addomesticamento del pensiero”, come sostenuto dall’antropologo inglese Jack Goody. La scrittura permette infatti di riflettere su parole e frasi fissate in un testo, consentendo all’uomo di sviluppare un pensiero più ampio di quello legato all’oralità. Essa permette di entrare in contatto con diversi punti di vista e di elaborare nuove proposizioni a partire da quelle esistenti. L’uomo può quindi ampliare il proprio mondo linguistico procurandosi un punto di vista generale.
Nonostante ciò rimane nella nostra società l’abitudine di accompagnare i nostri discorsi ad una ben precisa gestualità al fine di accentuarne la forza espressiva.
ANTROPOLOGIA: Comunicazione orale e comunicazione scritta
Le culture non sono universi chiusi, presentano però differenze nel modo di comunicare o di classificare la realtà: concentrandosi sull’aspetto della scrittura e della comunicazione orale, è necessario sottolineare come esistano società basate prettamente sulla comunicazione scritta e altre in cui ad avere un ruolo primario è la comunicazione orale.
Ad oggi non esiste più alcuna società priva di scrittura, invece fino a non molto tempo fa esistevano ancora le cosiddette società a “oralità primaria”. All’interno di queste società né in ambito politico, né in ambito economico, né in ambito amministrativo veniva utilizzata alcuna forma di scrittura. Tra gli esempi lampanti di tali società troviamo l’impero degli Inca in Perù e il regno del Dahomey Nell’Africa occidentale. In tali regni i funzionari avevano comunque elaborato dei sistemi di registrazione dei dati, basati non su segni che compongono una scrittura, bensì tramite l’uso di nodi sassolini o bastoncini.
Ad oggi questo tipo di società a “oralità primaria” non esistono più, per quanto la gente possa essere ignorante per quanto riguarda l’alfabeto scritto, la scrittura esercita la sua influenza all’interno di ogni ambito: che si parli infatti di leggi, regolamenti, disposizioni, calcoli, statistiche, lo Stato esercita il proprio potere anche servendosi della scrittura.
La scrittura ha fatto la sua prima comparsa nel III millennio a.C., in area mesopotamica.
Essa si è inizialmente sviluppata a partire da alcuni sistemi di calcolo che, nel corso del tempo, sono stati sostituiti con dei veri e propri segni ciascuno con il proprio significato. La scrittura vera e propria arrivò però successivamente, con l’invenzione dei Sumeri della scrittura cuneiforme.
La scrittura alfabetica arrivò invece nel XIV secolo per invenzione dei Fenici.
La scrittura ha un ruolo di estrema importanza all’interno della nostra società: essa cambiato il nostro modo di comunicare esercitando un enorme condizionamento sulla parola.
La sua comparsa infatti oltre alla comunicazione, ha ampiamente cambiato anche le tecniche mnemoniche assunte dagli uomini nelle diverse culture; Se pensiamo infatti per esempio hai cantastorie, possiamo facilmente renderci conto di come essi utilizzano una tecnica mnemonica totalmente diversa da quella cui noi siamo abituati: essi infatti non procedono leggendo parti brevi di un testo e poi ripetendole per tenerle a mente, bensì imparano i testi oralmente verso per verso, e per rendere il lavoro più semplice, usano riempirli di espressioni ripetitive.
Lo stesso meccanismo viene utilizzato per le preghiere, o le formule rituali, che risultano essere sempre identiche, appunto perché basate su modelli fissi.
domenica 15 marzo 2020
PSICOLOGIA: il gruppo
Ogni individuo nella sua vita quotidiana è costantemente immerso in una rete di relazioni, è infatti in contatto con altri soggetti e vive esperienze di gruppo. Il gruppo è un insieme di individui che interagiscono secondo determinati modelli, provano sentimenti di appartenenza al gruppo e vengono considerati parte del gruppo da parte degli altri membri.
Un gruppo è costituito principalmente da tre caratteristiche:
INTERAZIONE: Gli individui interagiscono tra loro, entrano in relazione e comunicano.
APPARTENENZA: I membri del gruppo si riconoscono come suoi membri.
IDENTITÀ: I membri del gruppo sono riconosciuti come appartenenti ad esso.
I membri del gruppo condividono scopi comuni, norme e valori. Il gruppo sociale non è un semplice aggregato, ossia un insieme di individui che si trova in uno stesso luogo, si tratta bensì di una struttura complessa, composta da ruoli, norme, reti di comunicazione, leadership e status.
Parlando di status ci si riferisce alla posizione che un individuo occupa all’interno di un gruppo e alla valutazione di quella posizione in una scala di valori. Tale scala di valori cambia ogni qualvolta una nuova persona si aggiunge all’interno del gruppo: vengono infatti introdotti nuovi scopi comuni e nuovi equilibri tra i vari componenti. Per quanto riguarda invece il ruolo esso è l’insieme di aspettative condivise riguardo al modo in cui ognuno deve comportarsi nell’esercizio del suo status. Tale suddivisione di ruoli implica la presenza di diversi compiti suddivisi tra i vari membri al fine di raggiungere più facilmente gli obiettivi comuni. I gruppi presentano inoltre delle aspettative condivise in merito al modo di comportarsi in quanto appartenenti al gruppo, ossia le norme. Esse sono delle regole di comportamento che delimitano lo spazio di libertà individuale all’interno del gruppo. Le norme servono dunque diverse funzioni, il mantenimento del gruppo, il raggiungimento degli obiettivi, la costruzione di sistemi di riferimento per l’interpretazione della realtà e la definizione dei rapporti con l’esterno. Fondamentale all’interno di un gruppo è infine la comunicazione, infatti favorisce lo scambio e il consolidamento di relazioni interpersonali. Ogni gruppo è peraltro dotato di un leader, ossia colui che esercita maggiore influenza sugli altri membri del gruppo, facilitando il raggiungimento dell’obiettivo comune. Egli deve organizzare al meglio il lavoro del gruppo pur concentrandosi sull’armonia della vita condivisa.
Esistono diversi tipi di leadership:
AUTORITARIA: Il leader si caratterizza per la sua severità e aggressività creando un clima di tensione che garantisce però efficienza nel perseguimento degli obiettivi.
DEMOCRATICA: Caratterizzata da una forte sensibilità al clima di gruppo e responsabilizzazione dei componenti.
PERMISSIVA: Il ruolo di leader non viene svolto, ci si lascia all’iniziativa spontanea degli individui e si delegano al gruppo scelte e decisioni. Spesso indice di scarsa collaborazione e scarso rendimento della persecuzione degli obiettivi.
PSICOLOGIA: La teoria di Allport
Lo psicologo statunitense Gordon Allport Hai elaborato una teoria della personalità mettendone in evidenza i vari tratti, ossia le caratteristiche della personalità che rimangono stabili nel tempo e determinano i comportamenti individuali.
Ne esistono tre diverse tipologie:
I tratti cardinali: Influenzano ogni azione individuale, infatti riguardano disposizioni pervasiva della personalità.
I tratti centrali: sono disposizioni che emergono in una serie di situazioni ma non in tutte.
Le disposizioni secondarie: e se sono meno evidenti ma possono emergere in diverse situazioni.
Anche la personalità è considerata una struttura dinamica, in continuo cambiamento, che si costruisce grazie all’interazione con l’ambiente. Le interazioni svolgono ruolo fondamentale: infatti tutto ciò che una persona progetta e desidera consente di capire come si comporterà nel presente. Gli studi di Allport si concentrano però prettamente sul passato dell’individuo e sul suo futuro: Egli sottolinea l’unicità di ogni individuo, non parla di “sé” ma di “proprio”, concetto che racchiude tutti gli elementi che identificano la personalità dell’uomo. Il proprio non è innato ma si sviluppa nel tempo, è un contenitore di atteggiamenti e intenzioni future.
Un altro concetto fondamentale delle teorie di Allport è l’autonomia funzionale dei motivi, ovvero la teoria secondo cui certi comportamenti si consolidano nel tempo per ragioni diverse da quelle che li hanno originati.
PSICOLOGIA: La teoria di Lewin
Kurt Levin è considerato il padre della psicologia sociale moderna: egli fu infatti il primo a sviluppare una teoria generale del comportamento sociale umano. La sua teoria è chiamata teoria del campo, essa corrisponde all’idea che la rappresentazione del mondo abbia un ruolo fondamentale nelle azioni degli esseri umani. Egli iniziò i propri studi al termine della sua esperienza nelle trincee durante la prima guerra mondiale: si trovò a riflettere sulla differenza nel modo di intendere il paesaggio fisico da parte di un soldato che cerca un posto per difendersi e da parte di colui che sta semplicemente facendo una passeggiata. Giuse alla conclusione che il modo in cui un individuo costruisce il mondo attorno a sé varia in base ai propri bisogni e scopi interni. Nell’elaborazione della sua teoria egli si aiuta con le teorie esposte dalla scuola della Gestalt sulla percezione: la teoria del campo descrive la realtà psichica nei termini di un sistema dinamico comprensivo di persona e ambiente. Egli considera il mondo psicologico come costituito da una totalità di fatti o elementi i quali si influenzano reciprocamente risultando dunque essere interdipendenti: la persona, l’ambiente e il comportamento.
PSICOLOGIA: I diversi sè nella teoria di Neisser
Lo psicologo tedesco Ulric Neisser Sostiene l’esistenza di diversi tipi di sè, dipendenti dalle diverse influenze subito dal bambino durante il periodo di sviluppo.
Il sè ecologico: Esso deriva dall’interazione con l’ambiente fisico e ha origini precoci, infatti già a tre mesi il bambino percepisce lo stesso tipo di mondo che percepiscono gli adulti, composto da distinti soggetti di cui il sé è appunto uno di questi.
Il sè interpersonale: È il risultato delle interazioni con altri soggetti, in cui l’individuo percepisce gesti, parole, espressioni. Esso si verifica intorno ai due e i quattro anni, momento in cui il bambino acquisisce una teoria della mente umana.
Il sè esteso: Si basa su quanto l’uomo ricorda della propria storia personale, sui suoi vissuti. Esso si attua per esempio anche nel momento in cui qualcuno racconta di sue memorie di esperienze passate ad altri.
Il sè privato: Si manifesta intorno ai quattro anni ed emerge quando il bambino si rende conto di essere l’unico a provare certe emozioni in una determinata situazione.
Il sè concettuale: Contribuisce a tenere insieme gli altri 4 sè, formando un’immagine dell’individuo omogenea e coerente. Corrisponde all’idea che ognuno di noi ha di se stesso, all’autopresentazione.
PSICOLOGIA: L’autopresentazione e l’autoconservazione
Ogni individuo, all’interno di un gruppo, spesso tenta di comportarsi in modo da suscitare negli altri delle reazioni che lo gratificano. Egli cerca infatti di presentarsi agli altri conferendo una certa immagine di sé, tale processo è chiamato autopresentazione. A livello cognitivo esistono dei meccanismi inconsci di autoconservazione che permettono di mantenere stabile la rappresentazione di se stessi. Ognuno di noi elabora uno schema acquirente di se stesso che utilizzerà per elaborare le informazioni a lui arrivate: le informazioni conformi al suo schema verranno elaborate rapidamente mentre le altre con meno velocità. La gestione della propria opinione di sé risulta fondamentale nel momento in cui ci si relaziona con altri soggetti. Proprio nell’interazione con altri soggetti possiamo cogliere infatti coloro che risultano essere maggiormente predisposti per ruoli di leadership e distinguerli da coloro che invece si trovano in appropriati in tali condizioni.
Iscriviti a:
Post (Atom)